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Il blog dei Democratici del Centro Storico



14 marzo 2008

agenzia matrimoniale

 

L’idea, non nuovissima in verità, era stata già celebrata in un famoso film degli anni ’50 “Come sposare un milionario” con Marilyn Monroe. Ora il tema torna a sorpresa nella campagna elettorale, addirittura come possibile soluzione al precariato. Una battuta, si dirà, una delle tante con cui Berlusconi ama condire i suoi interventi. Ciò che lascia perplessi però è la faciloneria con cui viene affrontata una delle emergenze del nostro Paese. La lotta alla precarietà è oggetto di uno dei 12 ddl presentati da Veltroni, immediatamente realizzabili dal nuovo Governo, perché se è vero che è impossibile garantire stabilità ad ogni singolo posto di lavoro, è però possibile – e necessario - estendere a tutti i lavoratori le tutele fondamentali.  Le politiche sul lavoro, sia che si tratti di lotta al precariato, di sicurezza, di adeguamento dei salari saranno decisive per disegnare l’Italia del futuro.




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10 marzo 2008

si parte!

 

Cari amici e compagni,

come sapete, il nostro circolo ha iniziato la campagna elettorale lo scorso 5 marzo, con un intervento del senatore Enrico Morando, che è venuto a presentarci il programma di governo del Partito Democratico. E’ lo stesso senatore Morando a proporci il primo argomento di discussione per questo blog pre-elettorale, invitandoci a riflettere sull’importanza della scelta di correre da soli, liberi dai limiti imposti da una coalizione coatta. Una scelta che si è tradotta immediatamente in un programma impegnativo ma essenziale, che individua chiaramente i problemi del nostro Paese e ne propone le soluzioni. Il nuovo Partito Democratico parte da qui, forte della propria libertà politica, con una proposta coerente tra il programma, il partito che lo sostiene e il leader che lo realizzerà.
voi che ne pensate?




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2 marzo 2008

Il Partito Democratico per l'Italia e per Roma

Qualche giorno fa è stato presentato il programma del Partito Democratico.
12 punti chiari sulle priorità del paese, per guardare con una prospettiva diversa ai problemi e alle soluzioni possibili e realizzabili.
 
Il Pd si propone poi, nel segno della continuità ma anche di qualche innovazione, di governare la città di Roma.

Possiamo farcela. E comunque una cosa l'abbiamo già fatta, grazie a Walter Veltroni: abbiamo dimostrato che "c'è un altro modo", che si possono cambiare "antichi metodi", guardare avanti.

Per chi ne ha voglia, qui si discute di questo cambiamento culturale. E anche di come il Partito Democratico può diventare una risorsa per l'amministrazione della città di Roma.




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1 febbraio 2008

IL 3 FEBBRAIO NASCONO I CIRCOLI DEL PARTITO DEMOCRATICO A ROMA E NEL LAZIO

 





Carissime e carissimi,

domenica 3 febbraio il Partito Democratico aprirà 115 circoli in tutta Roma.

Sarà il modo per mettere radici nei nostri quartieri, per ricostruire una presenza della politica tra i cittadini, un punto di riferimento e di incontro, aperto alla partecipazione, all’ascolto, al confronto di tutti.

I circoli del PD saranno aperti domenica 3 febbraio dalle ore 10.00 alle 19.00 per consegnare i certificati di fondatori del Partito Democratico.

E’ previsto un contributo minimo di € 5.

Ognuno potrà iscriversi solo nel circolo corrispondente al proprio quartiere di residenza: le informazioni sull'ubicazione dei circoli possono essere chieste chiamando il numero 06.4870003. Si può anche utilmente accedere al sito

http://www.pdlazio.it/Blog.aspx?blogid=ba611a43-b067-47d4-ae63-8b387a737890



Elisabetta




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25 gennaio 2008

CON IL GOVERNO MUORE IL CENTROSINISTRA?

«Con Prodi oggi non finisce soltanto una leadership e un governo, ma una cultura politica - il centrosinistra - che tra alti e bassi ha attraversato gli anni più importanti del nostro Paese, segnando la storia repubblicana. Ciò che è finito davvero, infatti, è l'idea di un'ampia coalizione che raggruppi insieme tutto ciò che è alternativo alla destra, comunque assemblato, e dovunque porti la risultante». Ezio Mauro, su la Repubblica.




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19 gennaio 2008

Sulla mancata visita del Papa alla Sapienza


L'immagine “http://www.editarimini.info/advertorial/universitalazio06/images/testa_sapienza.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Da persona laica ritengo che non ci sarebbe stato nulla di male se il Papa fosse intervenuto: oltre al fatto che non trovo nulla di male nell'intervento di un'autorità religiosa (sia essa il Papa, un Imam, il Dalai Lama o chi per lui) in una cerimonia pubblica, non dobbiamo dimenticare che la Sapienza fu fondata da Bonifacio VIII, il cui attuale successore è proprio Benedetto XVI, quindi la sua presenza sarebbe stata facilmente giustificabile in questo modo. Detto questo, il Rettore della Sapienza Renato Guarini non è stato in grado di motivare l'intervento di un Pontefice che già di per sè non è tra i più amati che ci siano stati (e ripeto, bastava motivare come ho detto io prima e già avrebbe fermato in gran parte le polemiche), e la contestazione è precipitata a livello mediatico.
I contestatori di cui ho visto i manifesti erano i soliti noti che contestano chiunque venga alla Sapienza, che sia anche Che Guevara resuscitato e sceso in terra (basta pensare a quanto avvenne con Bertinotti, tanto per fare un esempio a caso) e chiaramente per loro la visita del Papa sarebbe stata una bella occasione per farsi notare.
Detto questo, c'è un altra cosa da dire, e per la quale bisogna aspettare di capirci di più: chi è stato a sconsigliare al Papa di andare alla Sapienza? Amato? Il Vaticano? Altri?
Se è stato Amato, credo abbia sbagliato e dato eccessiva importanza alla contestazione: oltre alle norme basilari che si applicano quando il Papa visita un qualsiasi luogo, non serviva certo la mobilitazione del Genio militare.
Se è stato il Vaticano: ha fatto uno sbaglio. Se ogni volta che qualcuno alza un po' la voce si deve buttare tutto a carte 48, allora inutile fare qualsiasi cosa.
Non escludo quindi, detto ciò, che possano essere stati altri a sconsigliare al Papa di andare, magari proprio Guarini, che essendo già in fortissimo calo di popolarità (basti pensare alle inchieste che lo vedono protagonista) potrebbe aver bloccato il tutto per evitare nuovi problemi nel suo Ateneo che certo non avrebbero migliorato la sua posizione.



Stefano Mentana

http://stefanomentana.ilcannocchiale.it


9 gennaio 2008

UNIONI CIVILI: UNA LETTERA DEL PD CAPITOLINO

Il gruppo del Pd in Campidoglio, dopo le polemiche sul registro delle unioni civili, ha deciso di far circolare fra eletti ed elettori del Pd una lettera in cui spiega la propria posizione tornando a raccontare cosa sia davvero avvenuto in consiglio comunale. Ecco il testo, perché siate voi a commentarlo:

Care cittadine, cari cittadini della Capitale,

Crediamo sia utile tornare a precisare alcune cose su quanto avvenuto nel dibattito sui diritti civili durante il consiglio comunale di Roma dello scorso 17 dicembre. Ogni ricostruzione deve infatti tenere conto di alcuni dati di fatto.

1. È intanto opportuno precisare che il consiglio comunale si è concluso non con una ma con una serie di votazioni negative: la bocciatura di due delibere sull’istituzione di un registro comunale delle unioni civili; di un ordine del giorno sulla promozione dei diritti civili presentato dal Partito Democratico; di un ordine del giorno a favore di una legge nazionale sulle coppe di fatto presentato da una parte della sinistra senza per questo voler convergere su un documento unitario insieme al Pd; di un ordine del giorno del centrodestra a difesa della cosiddetta “famiglia tradizionale”. Nell’esercizio del voto si sono sostanzialmente confrontate tre distinte opzioni politiche. Chi ha proposto alla nostra città di adottare, attraverso una delibera, un registro delle unioni civili, ritiene che questa battaglia si debba fondare sull’affermazione di atti simbolici che indichino una scelta culturale, e che la contesa simbolica preceda il raggiungimento di risultati concreti o addirittura ne prescinda. All’estremo opposto, i partiti del centrodestra si sono schierati su una linea di difesa oltranzista della cosiddetta “famiglia tradizionale” , ostentando un plateale ossequio alle gerarchie ecclesiastiche. Il Partito Democratico ha, invece, cercato di uscire da questa sterile contrapposizione tra “laicisti” ed “integralisti” affrontando la questione con una linea indirizzata a promuovere concretamente i diritti di cittadinanza. Il nostro ordine del giorno si basava su tre punti fondamentali: a) salvaguardia degli obiettivi conseguiti in questi anni dal Comune di Roma per la promozione effettiva delle pari opportunità sulla base del concetto di “famiglia anagrafica” b) sostegno unitario nei confronti del Parlamento per proseguire l’iter per il varo di una legge nazionale che garantisca l’inquadramento giuridico e la piena affermazione dei diritti per le coppie di fatto c) impegno a realizzare una delibera quadro in grado di raccogliere ed aggiornare tutta la materia al nostro livello, il livello di un’amministrazione comunale.

2. A Roma il Partito Democratico ha unitariamente respinto, insieme a tutta la maggioranza, l’ordine del giorno a pura difesa della famiglia tradizionale presentato dal centrodestra. Il problema non è la tenuta di una maggioranza che continuerà a governare questa città. Il nostro no alle delibere sul registro delle unioni civili era noto da tempo. Ritenevamo, e riteniamo, che quei provvedimenti per come erano stati presentati, avrebbero solo approfondito le divisioni di principio all’interno della coalizione di centrosinistra. Così è stato. Avevamo presentato un ordine del giorno che avrebbe invece consentito un passo avanti concreto per tutti. Chi, da sinistra, lo ha respinto non ha solo ceduto alla logica del “tanto peggio tanto meglio” ma ha fatto proprio quello di cui ci accusa: un favore alle gerarchie ecclesiastiche. E la ragione è evidente. La tanto citata nota del Vicariato che ha preceduto il dibattito del consiglio comunale invitava proprio a non votare il nostro ordine del giorno per la concretezza delle sue indicazioni. Il gruppo del Pd, nonostante ciò, ha votato compattamente a favore. Gli altri no.

3. È a tutti voi cittadini noto che il riconoscimento giuridico dei diritti spetta esclusiamente al Parlamento. Un Comune può solo garantire a tutti i cittadini parità di accesso ai servizi di sua competenza. Per questo il nostro ordine del giorno invitava il Parlamento a proseguire l’iter per una legge nazionale sulle coppie di fatto, non confondendo arbitrariamente i reciproci confini istituzionali.

4. Chi sostiene che l’istituzione di un registro delle unioni civili avrebbe fatto fare un passo avanti concreto al riconoscimento dei diritti in questa città nega la verità. In primo luogo a sé stesso. Al di là del suo valore simbolico, su cui possiamo discutere, il registro delle unioni civili non sposta una virgola nella vita quotidiana delle persone che vivono la condizione di coppie di fatto. Roma riconosce già la parità di accesso a molti servizi (graduatorie per gli asili nido, assegnazione di alloggi popolari, servizi sociali, assistenza agli anziani) sulla base del concetto di “famiglia anagrafica”, introdotto da una legge del 1989. Vale a dire una coabitazione basata anche solo su “vincoli affettivi”, quanto di più avanzato possa esserci in Italia fino a quando il Parlamento non varerà una nuova legge. La delibera quadro che noi proponevamo nell’ordine del giorno che ci è stato respinto avrebbe consentito di riorganizzare e, se necessario rafforzare, tutta la materia di competenza del Comune di Roma, colmando, dopo uno studio adeguato, eventuali lacune, di qui all’attesa legge nazionale.

5. In alcune dichiarazioni alla stampa si è parlato di una mancata mediazione all’interno della maggioranza, addossando tale responsabilità al Partito Democratico. Anche questo non è vero. Noi abbiamo cercato fino all’ultimo un punto di sintesi che consentisse al centrosinistra di presentarsi compatto ad almeno una votazione. Sulle delibere questo non sarebbe stato possibile per le ragioni sin qui esposte, e nessun tentativo di emendamento è riuscito ad avvicinare una soluzione realmente condivisa. Il Pd ha tentato di contribuire al confronto con un ordine del giorno equilibrato e non ideologico. I partiti della “sinistra radicale” non hanno neanche voluto assumerlo come base di discussione per arrivare ad un testo condiviso, preferendo evidenziare una rottura nella coalizione, scegliendo la bandiera non della laicità ma del laicismo, che, come sottolineano con sofferenza anche esponenti del mondo omosessuale, rischia di produrre solo danni a chi attende davvero il riconoscimento di un diritto. Evidentemente, a un certo punto, il tema vero della discussione ha cessato di essere la promozione dei diritti ed è diventato una guerra di posizione, tutta politica, all’interno della maggioranza, confermata anche dai violenti attacchi dei parlamentari della sinistra radicale nei confronti del Partito Democratico.

Con queste precisazioni (che faremo circolare fra gli eletti, gli elettori del Partito Democratico e i cittadini della Capitale) abbiamo ritenuto opportuno raccontare, ancora una volta, quanto successo in aula come contribuito ad una discussione che riteniamo fondamentale. Nonostante quanto è avvenuto lunedì scorso a Roma, proseguiremo con convinzione sulla strada del dialogo e della ricerca di soluzioni vere per qualificare ed estendere i diritti individuali e di cittadinanza.


10 dicembre 2007

Sulla "nuova ideologia" e sul Partito Democratico

Nelle scorse settimane il consueto editoriale domenicale di Eugenio Scalfari su "la Repubblica" ha affrontato un tema molto interessante a mio parere: assodato il fatto che il Partito Democratico si sta costituendo con la nascita delle tre commissioni e dei vari organismi (la segreteria, la direzione) e che sta già imponendo la propria linea politica (dialogo sulle riforme) quale dovrà essere "l'ideologia" del nuovo partito ? Ci si deve limitare ad un incontro con la corrente socialdemocratica e quella cattolico-sociale ? Oppure aprirsi ad istanze del liberalismo in campo economico ?
Per quanto mi riguarda, escluderei una fusione di idee che rafforzerebbe solo quelli che bollano l'ambizioso progetto politico del PD come una riedizione del compromesso storico dal punto di vista politico o come una fusione fredda dal punto di vista organizzativo.
Io invece penso, come tra l'altro traspariva nell'editoriale, che il nuovo partito deve essere l'avanguardia delle nuove politiche a livello europeo. La situazione particolare della società italiana porta all'esigenza di unire i principali partiti del centrosinistra riformista, cosa che non avviene nel resto d'Europa dove il punto di riferimento permangono i vari partiti socialisti, laburisti e socialdemocratici. Nonostante tutto in sede europea si guarda con attenzione al progetto PD e in vari paesi si pone un'esigenza tesa ad un dialogo che diventi qualcosa di più con altre forze non necessariamente socialiste. In una visione ottimistica della situazione, potremo considerare il PD come il primo passo di un processo che avrà seguito nel resto d'Europa. Ma pensandoci bene questa è l'unica soluzione per non farci "ghettizzare" dal punti di vista meramente partitico. Quindi ci tocca fortemente sperare che il PD sarà il futuro in Italia come in altri paesi europei.
Di conseguenza penso che partito debba avere una visione d'insieme della società attuale che lo porti ad abbracciare tesi liberali (in quanto l'unica opzione oltre al liberalismo sarebbe un becero protezionismo) fortemente radicate nel contesto politico e sociale europeo. Di conseguenza, una riedizione del capitalismo renano che vede il lavoro come un mezzo per raggiungere un fine utile a tutta la comunità.
Insomma, pur evitando toni eccessivamente "patriottici", penso che il nuovo partito debba munirsi di quel coraggio necessario per una visione politica fortemente incentrata sui possibili e futuri scenari che potrebbero delinearsi nel nostro continente.

                                                                                  Livio Ricciardelli


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permalink | inviato da Livio Aznar il 10/12/2007 alle 19:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


6 dicembre 2007

In viaggio verso il Pd. Cronaca di una domenica diversa

E il settimo giorno si riposò.
Alle donne e agli uomini della terra parve un'idea geniale, anzi, divina, e copiarono.
Così, da sempre, se si vuol fare una cosa laboriosa e produttiva la domenica mattina, si deve far finta che sia un giorno qualsiasi, come ogni altro della settimana.
E quindi appuntamento all'alba. Sempre che possa considerarsi tale -"alba"- l'orario delle nove e mezza.

Prima di allora, un paio di settimane prima -prima di "quella" domenica- se ne era discusso. Mettiamo in ordine la sede di via dei Giubbonari, fu il grido unanime e partecipato. Mettiamola in ordine perchè sono anni che non ne abbiamo il tempo, fra congressi, elezioni, iniziative, assemblee, consensi e dissensi. Mettiamola in ordine perchè ci serve spazio. E sia. Un piano articolato, che prevede "gettare, riorganizzare, riciclare, reinventare".

Naturalmente "quella" domenica sembrava che dovesse piovere, ma poi giove pluvio ci graziò, e meno male, chè le cose dovevano essere portate via con un furgoncino, e ci mancava giusto che piovesse.

Arrivammo alla spicciolata, con aria assorta o forse addormentata -il caffè, il caffè, ci serve un caffè. E alle dieci e mezza, finalmente, la prima squadra di speleologi scende "di sotto", armata di guanti e ramazze. Due mezze rampe di scale.

Di sotto alla sezione c'è una stanza, e poi un antro, seguito da caverne, che più ti addentri e più l'umidità ti avvolge. E fummo avvolti, difatti.
Domenica mattina, giornata uggiosa, umidità, polvere: l'impulso di rinviare passò come un lampo, e si dissolse.
Suvvia. Bando alle ciancie: si lavora. Scartabellando viene fuori tanto armamentario: striscioni antichi, vecchie fotografie, appunti presi, chissà da chi, durante un direttivo di dieci anni fa, gli stemmi dei rioni della roma antica, simboli, targhe, scatoloni, manifesti, pezzi di legno, teli di gazebo, libri di varia natura. Le nostre cose. Ci soffermiamo su un grande poster che riporta in tedesco, e a caratteri gotici, il manifesto di Marx ed Engels. Scopriamo che in tutti noi emerge il carattere del vecchio e saggio archivista: questo si tiene, questo, ahimè, si butta.

Poi arrivano le compagne con la telecamera: filmiamo il passaggio dal vecchio al nuovo!
Salviamo dal saccone nero tutto il possibile: gli scritti, la stampa, i libri, il senso che parte dalla base, e poi prosegue, e proseguendo cambia, e aggiunge.
Buttiamo nel saccone nero tutto ciò che è inservibile, quello che si è ammuffito, la polvere che si è depositata.

E' l'una. Il piano di sotto è quasi in ordine e si va a pranzo, moderatamente stanchi, abbastanza soddisfatti,un pò pensosi: e mò...mettere a posto il piano di sopra forse sarà più facile, o forse no, chissà...

Cronaca di una domenica mattina di Novembre, in sezione, con Monica, Dario, Giulia, Giovanni, Paolo, Giuliana, Marco, altre e altri.

Elisabetta       


30 novembre 2007

PERCHE' QUESTO BLOG...

Perché Via dei Giubbonari 38?

Questo blog collegato a quello della sezione Centro Storico intende essere uno spazio di discussione, idee e soprattutto confronto. Di fatto non si tratta di due blog separati, ma di due sezioni dello stesso progetto. Mentre il primo blog della sezione mantiene un carattere ufficiale di comunicazione ad iscritti e simpatizzanti di iniziative e attività politiche, questo spazio vuole favorire una comunicazione più diretta e senza filtri fra tutti i suoi lettori.

Perché un partito che si chiama “democratico” deve essere sempre aperto al confronto su tutti i temi che riguardano la nostra società e il nostro paese. Di conseguenza uno strumento come la rete, e più specificatamente come i blog, può essere un mezzo in più per sviluppare questa democrazia, dove ognuno esprime le proprie idee in merito ad alcune questioni per poi sviluppare un dibattito che può coinvolgere tutte le sensibilità e tutte le opinioni.

Uno spazio di elaborazione che consenta di trattare tutti i temi politici, da quelli esteri, a quelli interni, senza dimenticare la politica e le vicende locali e territoriali, molto importanti e molto spesso quelli che i cittadini sentono più vicini, in una fase storica complicata come questa.

Via dei Giubbonari 38 intende essere questo. NON UNA VOCE, MA MOLTE VOCI INSIEME.

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